Antibiotico in gravidanza può causare malformazioni?

Il rischio dell’azione dei farmaci sul feto durante la gravidanza è una tematica calda e molto a cuore di tutte le mamme. Non a caso spesso i farmaci assunti in fase gestazionale hanno aumentato di quasi due volte il rischio di far sviluppare al bambino durante i suoi primi anni di vita una malattia infiammatoria intestinale. Se invece viene curato direttamente il bambino in età infantile i dati cambiano.

Ciò conferma la capacità degli antibiotici di modificare il microbiota intestinale. In effetti il microbiota intestinale regola il metabolismo eil sistema immunitario, quindi se viene alterato è naturale che possano essere sviluppate malattie associate allo squilibrio di questi funzioni.

Antibiotico in gravidanza: le conseguenze

Normalmente quando viene assunto un antibiotico, dopo aver svolto la sua funzione, viene espluso dall’organismo attraverso l’urina. Questo processo nel funzionamento non cambia quando una donna assume antibiotico in gravidanza. La differenza è che il flusso renale stesso in una donna incita è maggiore, così come il volume di urina prodotta. Ciò significa un’eliminazione più rapida dei farmaci e una loro minore concentrazione nel sangue.

Il discorso cambia quando il farmaco è teratogeno, perchè potrebbe provocare una malformazione congenita o un aborto. Il peggior effetto di questo tipo di antibiotico si ha nei primi tre mesi di gravidanza, entro la dodicesima settimana. Dopo questa fase della gestazione, gli organi del bambino si sono già formati e i farmaci non rischiano più di danneggiare o alterare gli organi, però per le funzioni che svolgono ne è comunque pericoloso l’uso.

Quando si somministrano antibiotici in gravidanza, si deve tener conto dei possibili effetti sulla placenta. Gli antibiotici infatti possono alterare il funzionamento della placenta e limitare lo sviluppo del feto.

A quali farmaci fare attenzione?

Una donna che assume antibiotico in gravidanza deve fare attenzione anche ai farmaci più comuni come l’eritromicina, la claritromicina e l’azitromicina. Compaiono nella lista dei farmaci più comuni, ma in caso di gravidanza sono associati a un maggior rischio di difetti congeniti, anche cardiaci, specie se assunti nei primi tre mesi di gravidanza.

In modo particolare bisogna fare attenzione agli antibiotici della classe dei macrolidi, tra cui:

  • Aminoglucosidi, associati a danni renali del feto e a sordità congenita
  • Tetracicline, per interferenze con lo sviluppo osseo, della cartilagine e della struttura dentaria del feto
  • Fluorochinoloni, responsabile di anomalie della cartilagine

Un altro fattore da considerare è la nefrotossicità che i farmaci hanno sulla madre. In questo caso corrono rischi sia la mamma che il feto. Quando combinati con altri antibiotici, possono causare effetti indesiderati circa la funzionalità renale della donna in gestazione.

Esistono degli antibiotici definiti di classe X che sono vietati in gravidanza, perché da studi su animali ed esseri umani si è evinto che sono teratogenici. La confezione o il foglio illustrativo del farmaco solitamennte ne riportano la dicitura.

Quando è necessario l’antibiotico in gravidanza?

Bisogna ricorrere agli antibiotici soltanto quando strettamente necessario. Per capire quali sono i casi “strettamente necessari” bisogna tenere in cosniderazione la fase della gravidanza durante cui si vuole assumerli e se devono curare infezioni di origine batterica o virale.

Infatti sono nel caso di un’infezione batterica gli antibitici possono avere dei rimedi terapeutici efficaci. Molto spesso le infezioni più comuni in gravidanza sono del tratto urinario, sessualmente trasmesse o delle vie respiratorie. Gli antibiotici corrispondono ormai quasi all’80% dei farmaci prescritti durante la gravidanza, quindi quasi una donna su quattro li assume.

Nel caso in cui fosse necessario, conviene usare farmaci beta-lattamici, come penicilline, cefalosporine o carbapenemi. Sono infatti tra i più sicuri da usare durante la gravidanza.

Antibiotici in gravidanza? L’AIFA risponde: sì, se necessario

L’amoxicillina e l’ampicillina sono considerati gli antibiotici di prima scelta in gravidanza. La clindamicina è indicata per il trattamento della coriamniosite, ma si può usare solo come seconda scelta, se non sortisce effetto la somministrazione di penicilline, cefalosporine e macrolidi. Nella scheda di ciascun principio attivo si può trovare una breve definizione della sostanza, nella quale viene specificata anche la classe di appartenenza, l’emivita di eliminazione e la descrizione degli effetti riscontrati nella letteratura medica. Sono dati che solitamente si riferiscono all’uso nei tre differenti trimestri e in allattamento.

Se quindi l’AIFA afferma che è posisibile assumere farmaci in gravidanza, laddove sia necessario per la salute della mamma e del bambino, dichiara anche che si possono usare antibiotici per infezioni solo di origine batterica e dietro prescrizione del medico, seguendo scrupolosamente dosi e durata della terapia.

Categorie Articolo: Ginecologia, Gravidanza, PMA
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