Tallonite Fisioterapista Milano
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Tallonite

Le condizioni dolorose a carico del piede possono essere diverse e causate da numerosi fattori; tra queste rientra la tallonite, tra le più diffuse e comuni.

Cos’è la tallonite?

Con il termine “tallonite” si indica il più classico dolore al tallone; si tratta di una condizione abbastanza comune, caratterizzata da un dolore graduale e progressivo che va a peggiorare con il trascorrere del tempo e che si accentua nel momento in cui si appoggia il peso del corpo sul piede interessato.

Di solito il dolore si manifesta in un solo piede ma, secondo le stime, un paziente su tre manifesta un dolore (e quindi un’infiammazione al tallone) che coinvolge entrambe i lati. La sintomatologia è più evidente al mattino e dopo aver compiuto i primi passi dopo un lungo periodo di sedentarietà; camminando, invece, tende a migliorare.

Il dolore spinge i soggetti colpiti da tallonite a zoppicare o a camminare in modo anomalo; ciò accade involontariamente per non sentire dolore ma, alla lunga, potrebbe causare complicazioni a gambe e schiena.

É molto importante ottenere una diagnosi tempestiva, la cui prognosi dipende dalla causa scatenante e dalla risposta del paziente.

Quali sono le cause delle tallonite?

All’origine della tallonite possono esserci diverse cause, più o meno comuni; le più diffuse, che interessano la maggior parte dei pazienti, sono:

A questo elenco seguono cause meno comuni, ma che potrebbero comunque nascondersi dietro il dolore al tallone:

Eccole più nel dettaglio:

Tallonite e fascite plantare

La fascite plantare è la principale causa di dolore al tallone, in particolare nella sua parte inferiore. Consiste in un disturbo ortopedico che prevede la degenerazione della fascia plantare, cioè di un legamento che si estende dal calcagno alle teste metatarsali incaricato di ridistribuire il peso corporeo a livello podalico durante sia la fase statica, sia la fase dinamica.

La fascite plantare rientra tra le cosiddette sindromi da sovraccarico funzionale, che si manifestano a seguito di una stimolazione eccessiva e prolungata nel tempo della zona interessata, in questo caso della fascia plantare; quest’ultima è soggetta a microtraumi che, man mano, che comportano una degenerazione più o meno grave.

La fascite plantare colpisce prevalentemente gli sportivi dediti alla corsa e all’atletica leggera, i soggetti in sovrappeso, chi ha una muscolatura del polpaccio accorciata o retratta e coloro che indossano scarpe con poca ammortizzazione.

Struttura Ossa Piede

Tallonite e infiammazione/rottura del tendine di Achille

Il tendine di Achille consiste in una banda connettivo-fibrosa molto robusta che collega i muscoli del polpaccio all’osso calcaneare; la sua presenza e le sue funzioni sono indispensabili per camminare, correre e saltare.

Quando il tendine di Achille si infiamma si parla di tendinite, alla cui origine si sono spesso microtraumi ripetuti nel tempo e alterazioni degenerative a carico della struttura tendinea; quando, invece, il tendine di Achille si rompe avviene una lacerazione della struttura tendinea, comportando un infortunio molto grave che invalida il paziente a livello motorio. Tra l’altro, il tendine di Achille non è in grado di ripararsi da solo, quindi è sempre necessario intervenire chirurgicamente.

Tallonite e fratture da stress del calcagno

In generale, le fratture da stress si manifestano a seguito di una ripetizione continua di stress meccanici a carico dell’osso interessato; nello specifico, le fratture da stress del calcagno interessano soprattutto coloro che praticano sport come jogging e corsa che, inevitabilmente, sovraccaricano le ossa dei piedi e di tutti gli arti inferiori.

Tallonite e borsiti del calcagno

In ambito medico, la borsite indica un’infiammazione acuta o cronica di una borsa sierosa di un’articolazione; le borse sierose (o borse sinoviali) non sono altro che piccole sacche ripiene di liquido sinoviale che evitano gli attriti tra strutture vicine, come legamenti, tendini, muscoli e ossa.

Per quanto riguarda il calcagno, le borse sierose sono diverse e, tra queste, la più predisposta all’infiammazione è quella posizionata dietro al tallone, dove quest’ultimo si unisce al calcagno.

Se questa borsa si infiamma, allora si parla di borsite retrocalcaneare. Indossare scarpe che stringono eccessivamente la parte posteriore del tallone è indubbiamente la causa principale.

Fattori di rischio della tallonite

Oltre alle cause finora elencate, esistono anche diversi fattori di rischio che aumentano la probabilità di soffrire di tallonite:

  • sovrappeso e obesità;
  • calzature poco confortevoli per il piede;
  • allenamento scorretto sport incentrati sulla corsa su superfici dure;
  • accorciamento dei muscoli del polpaccio;
  • alterazioni posturali;
  • forme di artrite.

Quali sono i sintomi della tallonite?

La tallonite, come tutte le infiammazioni, presenta una serie di sintomi diversi, che variano in base alla causa scatenante. Sicuramente, come detto precedentemente, il sintomo principale è il dolore dietro al tallone, che può essere sia acuto, sia graduale; in alcuni casi, il dolore si manifesta inizialmente solo durante l’attività fisica, per poi diventare cronico in una seconda fase.

Al contempo, insieme alla tallonite possono svilupparsi disturbi neurologici come formicolio e intorpidimento del piede; questi sintomi sono tipici della sindrome del tunnel tarsale, che prevede la compressione del nervo tibiale posteriore destinato a raggiungere la pianta del piede.

Quali sono le complicazioni della tallonite?

Se non trattata tempestivamente e adeguatamente, la tallonite comporta una cronicizzazione del dolore e, alla lunga, può essere difficile trovare una cura risolutiva.

Inoltre, se in presenza di tallonite non si segue alcuna terapia, si può incorrere in scompensi motori e problematiche articolari a carico di ginocchio, anca, caviglia e zona lombare della schiena.

Come si riconosce la tallonite?

Per poter riconoscere la tallonite e ottenere una diagnosi, è spesso sufficiente sottoporsi ad anamnesi ed esame obiettivo da parte di un ortopedico, un fisioterapista o un fisiatra. Il medico, attraverso le informazioni reperite, riesce a risalire alla causa del dolore e a individuare l’iter terapeutico più adatto.

Se l’anamnesi fornisce al medico informazioni utili sui sintomi e sullo stile di vita del paziente, l’esame obiettivo permette di indagare più a fondo lo stato di salute generale del paziente; nello specifico della tallonite, l’esame prevede:

  • osservazione del tallone e dell’arco plantare;
  • palpazione dell’area del tallone;
  • analisi delle conseguenze derivanti dal movimento delle dita del piede;
  • valutazione della mobilità della caviglia e della capacità di allungamento dei muscoli del polpaccio.

Nel caso in cui l’esame obiettivo non fosse sufficiente, è possibile ricorrere alla diagnostica per immagini attraverso test come:

  • raggi X;
  • risonanza magnetica;
  • ecografia.

Grazie al loro supporto si può rilevare la presenza di fratture, ematomi, edemi, alterazioni della fascia plantare e altre anomalie, tutti dettagli utili per ottenere una diagnosi precisa ed escludere altre patologie.

Che differenza c’è tra tallonite e tendinite?

Per capire la differenza tra Tallonite e Tendinite dobbiamo considerare che il tendine di Achille è una fascia fibrosa che collega il polpaccio all’osso del calcagno; il dolore al tallone, quindi, potrebbe essere la conseguenza dell’infiammazione di questo tendine e si tratterebbe di una tendinite; quest’ultima si differenzia dalla tallonite che, invece, fa riferimento all’infiammazione che interessa solo ed esclusivamente il tallone.

Tallonite e tendinite achillea, quindi, si differenziano sia per la zona colpita, sia per la sintomatologia, sia per le cause scatenanti.

Che differenza c’è tra tallonite e fascite plantare?

La tallonite e la fascite plantare sono due infiammazioni diverse tra loro, ma collegate: la Tallonite è una condizione dolorosa che può insorgere a seguito di un sovraccarico del tallone, il che comporta dolore acuto o cronico; la fascite plantare, invece, è una delle cause della tallonite ed è ampiamente diffusa tra gli sportivi.

Come si cura la tallonite?

Dopo aver ottenuto una diagnosi certa di tallonite, è indispensabile intervenire immediatamente e seguendo la terapia migliore. Il trattamento più adeguato viene stabilito tenendo conto di due fattori principali:

  • la causa del dolore, che si ottiene tramite le indagini diagnostiche;
  • l’intensità della sintomatologia.

L’approccio terapeutico per la tallonite, poi, può essere di tipo sia conservativo, sia chirurgico. In ogni caso, a parte le eccezioni che richiedono necessariamente la chirurgia (come la rottura del tendine di Achille), nella maggior parte dei casi è possibile procedere con tecniche conservative.

Rimedi della nonna naturali e casalinghi per la tallonite

Il trattamento conservativo prevede una serie di rimedi “della nonna”, rimedi del tutto naturali e abbastanza casalinghi, quindi alla portata di tutti; è possibile, quindi, metterli in pratica in totale autonomia, anche in casa, e comprendono:

  • riposo: non è inteso come assoluto, ma come una semplice astensione da tutte quelle attività che provocano dolore, soprattutto durante la fase iniziale della tallonite;
  • impacchi di ghiaccio: la crioterapia è molto utile in presenza di un dolore acuto e insopportabile, dato che consiste in un rimedio antinfiammatorio tanto naturale quanto efficace. Si consiglia di applicare il ghiaccio 4-5 volte al giorno per una durata di almeno 15 minuti;
  • scarpe comode: se la tallonite è causata da calzature scomode, che stressano eccessivamente il tallone, allora è il caso di cambiarle e di optare per modelli più adatti e confortevoli. Per scegliere le scarpe migliori ci si può rivolgere a un esperto del settore.

Rimedi farmacologici per la tallonite

Nei casi in cui il dolore non dovesse diminuire nonostante i rimedi conservativi naturali, è possibile ricorrere al supporto di farmaci indicati. I principali sono:

  • FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei): sono i migliori per alleviare l’infiammazione e, di conseguenza, la sensazione dolorosa. Si tratta di un rimedio che agisce solo sulla sintomatologia e non sulle cause, quindi non è curativo;
  • corticosteroidi: somministrati tramite iniezione locale, sono efficaci contro il dolore ma, alla lunga, possono causare gravi effetti collaterali. Il consiglio è di non abusarne e di chiedere sempre il parere del medico prima di procedere.

Fisioterapia per la tallonite

Come per tutte le condizioni dovute a sovraccarico funzionale, la fisioterapia è fondamentale per guarire anche dalla tallonite; non solo, perché è sempre inclusa nei programmi di recupero post intervento chirurgico.

Solitamente, la fisioterapia per la tallonite prevede una serie di esercizi di stretching per il polpaccio e la fascia plantare, puntando sulla propriocezione e sulla rieducazione motoria. Ovviamente, il percorso riabilitativo è sempre personalizzato e tiene conto delle cause del dolore e delle caratteristiche del singolo paziente.

Ortesi plantari per la tallonite

Le ortesi plantari, come tallonette e cuscinetti, sono indicate in presenza di dolore sotto al tallone (quindi anche in caso di fascite plantare e spina calcaneare). Solitamente sono realizzati in gel o silicone e hanno le seguenti caratteristiche:

  • assorbono gli urti, fornendo morbidezza e riducendo stress e tensione durante il movimento;
  • sono privi di lattice e antimicrobici, quindi riducono l’accumulo di batteri e di cattivi odori;
  • sono facilmente lavabili e, quindi, estremamente igienici e coodi;
  • distribuiscono la pressione in modo uniforme, garantendo comfort a chi li indossa quotidianamente e per tante ore consecutive;
  • si adattano a qualsiasi modello di scarpa, da quello sportivo a quello elegante.

Anche in questo caso, le ortesi plantare agiscono sul sintomo e non sulla causa, quindi prima di acquistarne una è sempre consigliato chiedere il parere del medico e/o di un esperto del settore.

Chirurgia per la tallonite

Un ultimo rimedio (il più drastico) per la tallonite consiste nell’intervento chirurgico, la cui tecnica viene scelta in base alla causa scatenante. A eseguire l’operazione è un ortopedico interventista che, tendenzialmente, opera con maggiore frequenza gli atleti professionisti e coloro che praticano regolarmente sport come jogging e corsa.

I tempi di recupero post-intervento sono variabili e dipendono dalla gravità della causa della tallonite, dalla tempestività della diagnosi e dal paziente stesso. Se le cause della condizione dolorosa sono lievi, allora il paziente può guarire nel giro di pochi giorni/settimane; nelle situazioni più gravi, invece, e dopo un intervento chirurgico, il recupero potrebbe richiedere anche 7-9 mesi di riabilitazione.

Si può prevenire la tallonite?

Trattandosi di un’infiammazione, la tallonite non è sempre prevedibile, soprattutto negli sportivi; gli atleti sanno di poter incorrere in questo rischio, ma non potrebbero mai prevedere il momento esatto di una sua insorgenza.

Di conseguenza, è possibile adottare alcuni provvedimenti per ridurre la possibilità che la tallonite si manifesti:

  • dopo un lungo periodo di inattività, soprattutto per via del dolore al tallone, è bene chiedere consiglio al podiatra prima di ricominciare con un piano di allenamento;
  • il programma di allenamento va iniziato gradualmente, percorrendo distanze non troppo lunghe e moderando la velocità;
  • prima e dopo ogni allenamento, è opportuno eseguire gli esercizi di stretching per i piedi e i tendini di Achille;
  • le calzature indossate devono essere comode anche al di fuori dell’allenamento, quindi anche in casa e nei momenti di svago;
  • non bisogna camminare a piedi scalzi su superfici dure;
  • è consigliato riposare adeguatamente;
  • è indispensabile seguire una dieta sana;
  • per evitare spiacevoli conseguenza, è necessario riferire al medico eventuali fastidi e dolori a carico del tallone;
  • è fondamentale perdere i chili in eccesso in caso di obesità o sovrappeso;
  • se il tallone fa male, bisogna sempre e comunque fermarsi.
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