Pubalgia
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Pubalgia

Diffusa tra gli sportivi e nelle donne donne in gravidanza, la pubalgia è un disturbo che colpisce ogni anno centinaia di persone. Caratterizzata da un dolore abbastanza riconoscibile, può essere causata da diversi fattori e trattata attraverso rimedi sia conservativi, sia farmacologici, sia fisioterapici.

Che cos’è la pubalgia?

In medicina, con il termine pubalgia ci si riferisce a un processo infiammatorio che coinvolge le inserzioni dei muscoli adduttori della coscia (cioè adduttore lungo, adduttore breve, grande adduttore, piccolo adduttore, pettineo, gracile) e dei muscoli addominali. Si manifesta con un dolore più o meno acuto e persistente alla zona dell’inguine e, talvolta, può estendersi a livello di addome e interno coscia.

L’infiammazione scaturisce, di solito, a seguito di microtraumi ripetuti nel tempo e di microlesioni a carico dei tendini dei muscoli coinvolti, tipici di alcune tipologie di sport come football, hockey e calcio, che si caratterizzano per i movimenti improvvisi e repentini.

Non solo, perché spesso anche le donne in gravidanza soffrono di pubalgia per via delle modificazioni biomeccaniche che il loro corpo subisce per adattarsi alla presenza (e alla crescita) del pancione; al contempo, l’ormone relaxina rilassa le strutture tendinee e legamentose per favorire il passaggio del nascituro attraverso il canale del parto, il che si riversa sulla sinfisi pubica e provoca, di conseguenza, l’infiammazione dei muscoli e dolore.

Per poter diagnosticare accuratamente la pubalgia, è spesso necessario che il medico specialista ricorra a diversi test clinici e alla diagnostica per immagini (RX, ecografia, RMN) per escludere la presenza di altre patologie con la medesima sintomatologia, cioè:

  • artrosi dell’anca;
  • ernia inguinale;
  • malformazioni ossee;
  • patologie urogenitali;
  • calcificazioni a livello dei tendini.

Una volta diagnosticata la pubalgia, i medici e i fisioterapisti consigliano sempre al paziente di astenersi da qualsiasi attività fisica: è il riposo, infatti, il primo rimedio efficace per alleviare il dolore e guarire in fretta. Il periodo di riposo è variabile e dipende dalla persona, dalla causa scatenante, dalla zona interessata e dalle terapie suggerite dagli specialisti.

Tendenzialmente, chi soffre di pubalgia dovrebbe seguire un percorso riabilitativo fisioterapico utilizzando, al contempo, pomate e farmaci antinfiammatori locali e sistemici. Solo così facendo è possibile prevenire la cronicizzazione della patologia e ridurre tempestivamente il dolore che, se eccessivo, può diventare altamente invalidante.

Tipologie di pubalgia inguinale

Esistono diverse forme di pubalgia, che si differenziano tra loro in base alla zona colpita. In particolare, si possono distinguere tre categorie:

  • malattia degli adduttori: riguarda le strutture muscolari e tendinee della zona pubica sottoposte continuamente a condizioni di sovraccarico che, alla lunga, possono provocare infiammazioni e alterazioni della sua normale funzionalità. Se la situazione di cronicizza può estendersi anche all’architettura dell’articolazione e formare microcalcificazione;
  • osteo-artropatia pubica: è caratterizzata da artrosi della sinfisi pubica, che comporta una formazione fibro-cartilaginea tra due emibacini. Può essere causata da situazioni di sovraccarico ripetute e si manifesta con dolore pubico che aumenta durante il movimento;
  • sindrome della guaina del retto femorale: scaturisce a seguito di un trauma, che causa una microlesione della fascia superficiale e l’irritazione del nervo perforante superficiale.

La pubalgia causa dolore al pube?

Assolutamente sì, basti pensare al significato della parola stessa: “pubalgia” vuol dire “algia” (cioè dolore) nella zona pubica. Non a caso, consiste in una sindrome che si caratterizza proprio per il forte dolore a livello pubico, provocato da un’infiammazione dei muscoli che si inseriscono nella sinfisi pubica.

La pubalgia causa dolore e/o infiammazione a inguine e interno coscia?

Il dolore e l’infiammazione sono, rispettivamente, un sintomo e una causa della pubalgia: nel momento in cui le inserzioni di diversi muscoli posti a livello della sinfisi pubica (quali adduttori, retti addominali, pettineo e altri) si infiammano, il soggetto colpito manifesta dolore più o meno acuto e persistente.

Pubalgia nelle donne

La pubalgia può colpire indistintamente sia uomini che donne; nonostante i primi siano decisamente più predisposti, le seconde non sono esenti, soprattutto durante la gravidanza, quando i muscoli di addome e bacino vengono sollecitati maggiormente.

Quali sono i sintomi della pubalgia femminile?

Così come negli uomini, anche nelle donne la pubalgia si manifesta principalmente con dolore nella zona inguinale e/o nella parte anteriore del pube. Talvolta, il fastidio può estendersi anche all’interno coscia, nella zona degli addominali e, nelle donne si può accentuare nel compiere sport come la danza e durante la gravidanza. In quest’ultimo caso, nello specifico, la zona inguinale potrebbe presentarsi infiammata, gonfia e dolorante e la paziente potrebbe soffrire di incontinenza urinaria accompagnata da una costante sensazione di incompleto svuotamento della vescica.

Per ottenere una diagnosi, solitamente i medici utilizzano strumenti diagnostici come la radiografia del bacino, l’ecografia muscolo-tendinea e la risonanza magnetica.

Pubalgia in gravidanza

Come già detto, le donne spesso soffrono di pubalgia durante la gravidanza; in questo caso si parla di sindrome dell’anello pubico o sindrome di Lacomme, e si manifesta tendenzialmente dopo il quinto mese.

La pubalgia è causata dal fatto che il bacino deve adeguarsi alla presenza del bambino e del pancione e, di conseguenza, la sinfisi pubica può subire una crescente diastasi (cioè un allontanamento delle superfici articolari) favorita sia dalle modificazioni ormonali, sia dall’adattamento delle strutture anatomiche.

I sintomi tipici della pubalgia in gravidanza sono dolori localizzati nella zona pubica e nell’interno coscia, associati a mal di schiena. Sono causati:

  • dall’aumento di peso del nascituro;
  • dal progressivo spostamento in avanti del baricentro;
  • dal posizionamento in antiversione (la curvatura lombare aumenta);
  • dai movimenti in nutazione del bacino (si apre nella parte inferiore).

Per trovare sollievo dal dolore, le pazienti in gravidanza affette da pubalgia possono:

  • praticare esercizi di rilassamento muscolare, soprattutto in acqua;
  • evitare di stare a lungo in piedi;
  • assumere una posizione simmetrica delle gambe;
  • posizionare, durante la notte, un cuscino in mezzo alle gambe.

In fase più acuta, invece, è possibile ricorrere all’assunzione di farmaci antinfiammatori (categoricamente prescritti dal medico) e alla fisioterapia. In ogni caso, la condizione tende a ridursi fino a scomparire dopo alcune settimane dal parto, dato che viene a mancare il peso del bambino e l’addome può finalmente distendersi.

Pubalgia negli uomini

Gli uomini sono più predisposti, per natura, a soffrire di pubalgia. Le cause principali sono da ricondurre a stiramenti muscolari, tendinei o legamentosi che si verificano principalmente negli sportivi. Il sintomo prevalente è il dolore, che può insorgere sia immediatamente dopo un infortunio, sia gradualmente nel corso delle settimane o dei mesi successivi.

Ma non solo, perché negli uomini le cause di pubalgia possono consistere anche in:

  • ernia inguinale;
  • frattura ossea;
  • calcoli renali;
  • borsite;
  • necrosi avascolare (morte del tessuto osseo);
  • idrocele (gonfiore dello scroto a seguito di un accumulo di liquidi);
  • epididimite (infiammazione dei testicoli);
  • sforzo muscolare;
  • parotite;
  • orchite (infiammazione del testicolo);
  • sindrome del piriforme;
  • artrosi;
  • sciatica;
  • testicolo retrattile;
  • distorsioni;
  • tendinite;
  • masse scrotali spermatocele (accumulo di liquidi nel testicolo);
  • linfonodi ingrossati;
  • torsione testicolare;
  • cancro ai testicoli;
  • infezione delle vie urinarie;
  • varicocele (ingrossamento dello scroto).

Quali sono i sintomi della pubalgia nell’uomo?

I due sintomi principali della pubalgia negli uomini sono il dolore e l’impotenza funzionale. In genere, il dolore aumenta dopo il movimento e questo influisce sul normale svolgimento delle attività quotidiane come camminare e salire/scendere le scale. Inizia nella zona inguinale e può irradiarsi lungo la muscolatura adduttoria e/o addominale, arrivando fino al perineo e agli organi genitali.

Spesso, i pazienti manifestano dolore alla palpazione e a seguito dello stiramento di adduttori e addominali contro resistenza. Al livello dell’inguine, invece, si possono verificare rigidità muscolare e contratture.

I sintomi della pubalgia colpiscono anche la vescica?

, il dolore causato dalla pubalgia può essere accompagnato da una sensazione di incompleto svuotamento della vescica, conosciuto anche come tenesmo vescicale; in pratica, il paziente manifesta la sensazione di dover urinare nonostante la vescica sia completamente vuota.

La pubalgia può interessare i testicoli?

Quando la pubalgia colpisce gli uomini, il dolore provocato colpisce la sede pubica e i testicoli. In alcuni casi, il dolore parte dal pube e con il tempo coinvolge anche il testicolo; altre volte invece avviene il contrario, e cioè che il dolore inizia dal testicolo e si irradia al pube; in altri casi ancora, il dolore può colpire entrambe le zone contemporaneamente.

Trattandosi di un dolore a carico di un organo genitale, è opportuno eseguire tutti gli esami del caso per ottenere una diagnosi corretta; si utilizzano, pertanto, strumenti quali l’ecocolordoppler testicolare e si richiede una visita andrologica. Così facendo, è possibile escludere altre patologie come il varicocele, che presenta gli stessi sintomi ma che comporta tra le varie conseguenze la riduzione della fertilità.

Pubalgia e rapporti sessuali

Il pube è un punto di incontro tra tendini di muscoli adduttori, gracile e retto dell’addome; al contempo, rappresenta il luogo di inserzione del legamento inguinale e, quindi, un punto di passaggio di elementi vascolo-nervosi che coinvolgono la sfera urogenitale e l’arto inferiore.

Sul pube si inserisce anche il muscolo pubococcigeo, il più importante del pavimento pelvico, incaricato di controllare sia la contenzione urinaria, sia quella sessuale; di conseguenza, una sua disfunzione può causare dispareunia, cioè dolore in occasione di un rapporto sessuale nella donna ed eiaculazione precoce nell’uomo.

Se si verifica un problema di questo tipo, è necessario che il medico di riferimento compia un’adeguata diagnosi differenziale, così da aiutare il paziente a risalire all’effettiva causa e a porvi rimedio.

La pubalgia può dare problemi di erezione?

Tendenzialmente la risposta è sì, poiché la pubalgia comporta l’infiammazione di tutti gli organi genitali, quindi una loro disfunzione; quest’ultima, associata al dolore, può ostacolare l’erezione e causare eiaculazione precoce.

Pubalgia sportiva o atletica

La pubalgia sportiva o atletica indica la presenza di pubalgia (quindi dolore e infiammazione della zona pubica) negli sportivi. Le cause che possono provocare la condizione sono numerose, ma le principali consistono in:

  • sport e/o altre attività ad alto rischio;
  • errato o mancato riscaldamento;
  • predisposizione anatomo-funzionale;
  • evento traumatico;
  • stress ripetuto;
  • mancata guarigione da un trauma precedente.

Anche negli atleti, la pubalgia si manifesta con dolore cronico all’inguine e con una dilatazione dell’anello inguinale superficiale.

Tendenzialmente, gli sportivi più colpiti sono coloro che praticano calcio e hockey sul ghiaccio a livello sia amatoriale, sia professionale.

Quali sono i sintomi della pubalgia negli atletica o sportivi?

Il sintomo principale della pubalgia negli atleti è il dolore durante il movimento, in particolare quando si compiono estensione dell’anca, torsioni e rotazioni; in questi casi, infatti, il dolore può irradiarsi fino al muscolo adduttore e ai testicoli, il che rende praticamente impossibile all’atleta l’assunzione di una postura corretta.

Al termine dell’attività, l’atleta accusa fastidio e rigidità, oltre che dolore. Il giorno dopo aver compiuto uno sforzo (ad esempio, dopo una partita), potrebbe addirittura non riuscire ad alzarsi dal letto. Pertanto, è necessario che in una prima fase lo sportivo osservi totale riposo, in modo da non aggravare ulteriormente la sua condizione.

Come trattare la pubalgia atletica o sportiva?

Il trattamento della pubalgia atletica dipende da diversi fattori, in primis l’entità del dolore e la gravità della condizione. Tendenzialmente, le terapie conservative consigliano un breve periodo di riposo e un leggero stretching, entrambi in grado di alleviare il dolore; queste, però, valgono per una fase iniziale, alla quale seguono quasi sempre la riparazione chirurgica e, ovviamente, una riabilitazione fisioterapica personalizzata.

Come si riconosce la pubalgia?

Quando si sospetta la presenza della pubalgia, è opportuno eseguire tutti gli esami del caso per ottenere una diagnosi certa; bisogna rivolgersi a un fisiatra, un ortopedico o un fisioterapista, in modo da risalire alla causa e trovare la cura migliore.

Si inizia sempre con un’attenta anamnesi del paziente, seguita da un esame obiettivo generale e, successivamente, dalla somministrazione di alcuni test clinici quali:

  • radiografia, per rilevare eventuali fratture e/o alterazioni di pube, bacino e femore;
  • ecografia, per escludere la presenza di un’ernia inguinale ed evidenziare eventuali zone di flogosi o ematomi;
  • risonanza magnetica (RM), per ottenere informazioni più dettagliate sulla situazione di ossa e strutture muscolari e tendinee.

Quali sono le cause della pubalgia?

Stando ai risultati degli studi compiuti in merito, esisterebbero ben 72 cause di pubalgia. Sebbene siano davvero numerose, solitamente viene provocata da un’eccessiva sollecitazione dei muscoli adduttori della coscia e degli addominali accompagnata da microtraumi ripetuti causati, a loro volta, da movimenti repentini come torsioni ed estensioni.

In alcuni casi, all’origine della pubalgia potrebbero anche esserci:

  • patologie della schiena;
  • disfunzione dei muscoli addominali e dei muscoli adduttori della coscia;
  • dismetria e artrosi di anca e arti inferiori;
  • disfunzioni urogenitali;
  • malattie infettive;
  • malattie a carico del piede;
  • precedenti traumi del bacino o del ginocchio;
  • alterazioni della curvatura della colonna vertebrale;
  • limitazioni articolari congenite e/o degenerative;
  • alterazioni della muscolatura dell’addome;
  • sovraccarico muscolare.

Come si guarisce dalla pubalgia?

La cura della pubalgia dipende dalla causa scatenante: se, in alcuni casi, è possibile ricorrere a rimedi conservativi, in altri casi potrebbe essere necessario il trattamento farmacologico.

Rimedi conservativi (e casalinghi) per la pubalgia

Se la pubalgia è di lieve entità e può risolversi in breve tempo, può essere utile applicare del ghiaccio sulla zona dolente 3 volte al giorno per 15 minuti. Al contempo, si possono utilizzare anche pomate locali e assumere farmaci antinfiammatori, entrambi prescritti dal medico, in modo da alleviare il dolore.

Inoltre, rimedi naturali altamente efficaci per il trattamento della pubalgia sono le pomate e gli unguenti a base di curcuma, zenzero ed arnica, tutti ingredienti dalle proprietà antinfiammatorie.

Tecniche fisioterapiche per la pubalgia

Dopo la diagnosi di pubalgia, il paziente deve osservare un primo periodo di riposo astenendosi dall’attività fisica e agonistica, soprattutto se il dolore tende ad aumentare con e a seguito del movimento.

Gli atleti, in particolare, dovranno sicuramente intraprendere un percorso di fisioterapia per guarire totalmente e riprendere l’allenamento; in genere, l’iter fisioterapico si articola in fasi diverse:

  • si inizia con il controllo del dolore e dell’infiammazione, che può avvenire con il supporto di trattamenti elettromedicali come tecarterapia, laserterapia, ipertermia e onde d’urto;
  • si procede con tecniche di terapia manuale, manipolazione fasciale ed esercizi di riabilitazione funzionale appositamente programmati dal fisioterapista tenendo conto delle caratteristiche del singolo paziente.
    In questa fase si punta a:

    • rinforzare la muscolatura addominale;
    • allungare e rilassare i muscoli adduttori della coscia;
    • rafforzare gli adduttori della coscia;
    • rafforzare gli addominali;
    • ripristinare la funzionalità propriocettiva per la stabilità e l’equilibrio;
    • migliorare la coordinazione;
    • favorire l’allungamento della catena cinetica posteriore attraverso la rieducazione posturale;
    • allungare lo psoas.

In ogni caso, il trattamento della pubalgia coinvolge diversi approcci che, insieme, sono in grado di far raggiungere al paziente i risultati sperati. Dopo la valutazione e la programmazione di un valido percorso terapeutico la terapia manuale può essere eseguita contemporaneamente alla terapia fisica strumentale e all’allenamento terapeutico.

Negli ultimi anni, ad esempio, è molto frequente il ricorso all’applicazione di Kinesiotaping: consiste in una tecnica meccanica e sensoriale che, attraverso dei cerotti applicati sulla zona interessata, favorisce la circolazione linfatica e sanguigna e facilita il processo di guarigione; al contempo, ha un effetto analgesico, drenante e contenitivo.

Intervento chirurgico per la pubalgia

Esattamente come per altre patologie di natura muscolo-scheletrica, anche per la pubalgia l’intervento chirurgico viene relegato a ultima spiaggia. Viene preso in considerazione solo nei casi in cui la sintomatologia, particolarmente acuta e quindi difficile da sopportare, persiste a lungo e il paziente non risponde ai trattamenti conservativi, fisioterapici e farmacologici.

Dato che le cause scatenanti della pubalgia possono essere diverse e numerose, non esiste un unico intervento chirurgico che possa risolvere la situazione; la tipologia di operazione varia da paziente a paziente, in base all’origine del problema. Se, a volte, l’operazione prevede l’inserimento di una plastica di rinforzo nella zona inserzionale per ricostruire una parete addominale troppo debole, in altri casi si ricorre alla denervazione che, rendendo insensibile la zona, fa sparire totalmente il dolore.

A decidere è sempre il medico di riferimento che, tenendo conto della causa scatenante e della sintomatologia del paziente, è in grado di suggerirgli la strada migliore da percorrere.

I migliori esercizi di stretching per la pubalgia

La terapia riabilitativa, soprattutto negli atleti e negli sportivi, è fondamentale per trattare la pubalgia e riprendere il più velocemente possibile l’attività di sempre. Dopo che la fase acuta è passata, si possono compiere alcuni esercizi molto utili per allenare la zona interessata senza compiere sforzi eccessivi e riabituare il corpo all’allenamento tradizionale.

Ovviamente, per ottenere i risultati sperati, è necessario che il paziente sia costantemente seguito da un fisioterapista, almeno per un primo periodo o, comunque, fino a quando non sia in grado di svolgere gli esercizi in autonomia correttamente.

Tra i migliori esercizi rientra indubbiamente quello della farfalla, che presenta diverse varianti da poter svolgere anche in casa:

  • ci si siede su un tappetino, con la schiena dritta, le piante dei piedi unite e le mani poggiate sulle caviglie;
  • si simula il movimento delle ali di una farfalla aprendo e chiudendo le gambe.

L’esercizio va ripetuto 10 volte per circa 1 minuto e mezzo; in questo frangente, si vanno a stimolare l’attivazione e l’allungamento dei muscoli adduttori della coscia. Dopodiché si cambia:

  • anziché oscillare le gambe, si aprono e si mantengono in posizione per circa 1 minuto.

Così facendo, si sentono tirare i muscoli dell’interno coscia poiché si trovano in una posizione di allungamento muscolare. Si procede:

  • ci si sdraia in posizione supina;
  • si avvicinano il sedere e le gambe al muro formando un angolo di 90°;
  • si mantiene la posizione per 2 minuti, inspirando con il naso (gonfiando la pancia) ed espirando con la bocca (svuotando la pancia).

Questo esercizio permette di allungare i muscoli posteriori di gambe e schiena. Lo stesso esercizio si può svolgere anche in altro modo:

  • si aprono e si chiudono le gambe, con il sedere poggiato al muro.

In questo modo, si ha un migliore controllo del bacino ed è possibile lavorare sullo stretching dei muscoli adduttori della coscia. Altra variante:

  • ci si stende sul tappetino e si flettono le ginocchia;
  • i piedi devono essere paralleli e leggermente aperti;
  • si inserisce una palla, di circa 8 cm di diametro, tra le gambe;
  • si stringe per 5 secondi per poi rilasciare.

Questo esercizio permette di rinforzare i muscoli adduttori. Lo stesso esercizio si può eseguire anche in questo modo:

  • si stringe e si rilascia la palla con le gambe, mantenendo in linea collo, spalle e testa mentre si contraggono gli addominali.

Così facendo, si attivano anche i muscoli addominali.

Alla fine, è consigliato fare qualche minuto di tapis roulant per riprendere una deambulazione lenta, controllata e, soprattutto, corretta.

Quali esercizi evitare in palestra con la pubalgia?

La pubalgia è una condizione infiammatoria causata, per la maggior parte delle volte, da sovraccarico. Di conseguenza, nel momento in cui si manifesta, è consigliato al soggetto colpito di astenersi da qualsiasi attività fisica e motoria a livello sia agonistico, sia amatoriale. Successivamente, la ripresa del movimento deve essere eseguita sotto la supervisione di un fisiatra o un fisioterapista, cercando di evitare quanto più possibile di compiere tutti quegli esercizi che possano nuovamente sovraccaricare i muscoli coinvolti.

Bisogna, pertanto, evitare il sollevamento pesi, l’uso della bicicletta o di altri strumenti che potrebbero peggiorare la situazione. A meno che non si tratti di esercizi di stretching appositamente mirati al ripristino della funzionalità e al rafforzamento dei muscoli pubici, è sconsigliato qualsiasi altra tipologia di movimento.

Come prevenire la pubalgia?

La pubalgia, come già ribadito più e più volte, viene causata principalmente da movimenti scorretti compiuti durante l’attività sportiva; è possibile prevenirla, quindi, cercando di fare più attenzione quando ci si allena o si fa sport e, in generale, quando si compiono alcuni movimenti nel corso della giornata. Ecco qualche consiglio utile:

  • riscaldarsi adeguatamente: prima di iniziare un allenamento, una gara o qualsiasi altra attività sportiva, è necessario compiere un adeguato riscaldamento, in modo che i muscoli siano pronti a sostenere lo sforzo che li aspetta;
  • allenarsi in modo equilibrato: quando ci si allena bisogna coinvolgere più gruppi muscolari, evitando di concentrarsi su un solo distretto che, alla lunga, potrebbe stressarsi eccessivamente;
  • controllare l’intensità: quest’ultima non va aumentata improvvisamente, ma gradualmente, così da adattare il corpo allo sforzo fisico;
  • correggere la tecnica: chi pratica sport che prevede movimenti specifici deve imparare a eseguirli correttamente, seguendo la tecnica appropriata;
  • utilizzare attrezzature adeguate: gli strumenti utilizzati nel corso di un allenamento devono essere scelti in base alle proprie esigenze, compresi i capi di abbigliamento e le calzature;
  • ascoltare il proprio corpo: se si avvertono dolori o fastidi nella zona inguinale, è bene fermarsi, consultare un medico e attendere che tutto passi prima di riprendere l’attività.

Al contempo, è consigliato prestare attenzione anche durante il corso della giornata, cercando di assumere una postura corretta che posso alleviare stress e tensione sui muscoli addominali e sulla regione inguinale; in particolare bisognerebbe:

  • evitare di stare seduti troppo a lungo, facendo delle pause e cambiando posizione;
  • mantenere una buona postura quando si sta sia seduti, sia in piedi, cercando di tenere la schiena dritta e le spalle rilassate;
  • utilizzare un cuscinetto lombare o una sedia ergonomica quando si sta seduti;
  • evitare di incrociare le gambe quando si sta seduti, poiché comporta tensione alla zona inguinale;
  • alzarsi gradualmente, evitando scatti improvvisi;
  • utilizzare un materasso adeguato, così da mantenere una posizione anatomica corretta anche durante la notte;
  • eseguire regolarmente esercizi di rinforzo muscolare.

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Categorie Articolo: Fisioterapia